L’intervento ha previsto la realizzazione, nel centro di Mestre, di tre nuovi edifici, il principale dei quali dedicato a funzioni museali, il recupero di un ex convento tardo cinquecentesco e la ristrutturazione di un edificio direzionale degli anni Settanta.
Il progetto, inaugurato nel 2018 e firmato dallo studio di architettura berlinese Sauerbruch Hutton, si distingue per la sua facciata policroma composta da circa 7.000 piastrelle ceramiche in 30 diverse tonalità, diventata rapidamente uno dei segni identitari del nuovo volto di Mestre.
Dal punto di vista strutturale, M9 si caratterizza per l’impiego di tecnologie costruttive all’avanguardia, con un sistema portante che ottimizza la distribuzione dei carichi e garantisce un’elevata resistenza sismica, requisito particolarmente rilevante data la natura del sottosuolo lagunare veneziano. L’uso di materiali compositi e soluzioni di prefabbricazione avanzata contribuisce a migliorare le prestazioni meccaniche e a ridurre i tempi di costruzione.
L’edificio è progettato per massimizzare l’isolamento termico e minimizzare il consumo energetico, grazie all’integrazione di sistemi HVAC ad alta efficienza e strategie di gestione intelligente dell’energia. Queste soluzioni hanno consentito all’edificio di ottenere la certificazione LEED Gold, riconoscimento internazionale delle elevate prestazioni ambientali del complesso. L’involucro edilizio impiega inoltre vetri a controllo solare e rivestimenti termoriflettenti per ottimizzare il comfort interno in ogni stagione.
Dal punto di vista della sicurezza e della sicurezza antincendio, M9 adotta un approccio basato su analisi fluidodinamiche computazionali (CFD) per la gestione della ventilazione e della prevenzione incendi, garantendo un flusso controllato dell’aria e un’efficace gestione degli scenari emergenziali. Tale approccio ha permesso di progettare soluzioni su misura per un complesso che combina edifici storici vincolati e nuove costruzioni, con esigenze di sicurezza molto differenti tra loro.
È così che M9 crea un dialogo con il passato, restituendo alla città un’area a lungo sottovalutata e contribuendo alla rigenerazione urbana di Mestre come polo culturale e turistico complementare a Venezia.